Agosto porta il pomodoro al suo momento. Nei campi di Motta della Regina i frutti maturano tutti insieme, e la raccolta a mano comincia la mattina presto, prima che il caldo si faccia forte. È adesso, tra agosto e settembre, che si fa il pomodoro di tutto l’anno.

Per chi cucina, è il momento buono per pensare alla dispensa. I pomodori lavorati in queste settimane diventano pelati, passata, salsa e conserva: le basi che accompagnano i piatti fino alla prossima estate. Farne scorta ora vuol dire avere in casa il pomodoro giusto per ogni ricetta.

L’azienda coltiva e trasforma pomodori biologici dal 1988, sempre di filiera aziendale. In queste righe vediamo com’è fatta una buona dispensa di fine estate: quali conserve tenere, per quali piatti, e come scegliere tra pelati, passata, conserva e salsa senza sbagliare.

Agosto e settembre: quando si fa il pomodoro dell’anno

Il pomodoro non aspetta. Matura in poche settimane di fine estate, e in quelle settimane va raccolto, lavorato e messo nei vasi. A Lucera la raccolta resta manuale: si colgono solo i frutti maturi al punto giusto, uno per uno, e si portano in manifattura lo stesso giorno.

Questa finestra breve spiega perché conviene fare scorta adesso. I pomodori trasformati tra agosto e settembre bastano per l’intero anno, e quando finiscono si attende il raccolto successivo. Le rese restano basse per scelta: si cerca la concentrazione di sapore e di licopene, non la quantità.

Chi riempie la dispensa a fine estate mette da parte il pomodoro migliore, quello colto nel pieno della maturazione. È il gesto delle famiglie del Sud, che ad agosto preparavano le bottiglie per l’inverno. Cambia la scala, resta il principio.

La raccolta a mano ha un effetto diretto sulla dispensa. In campo si scartano i frutti acerbi o segnati, e nei vasi finisce solo il pomodoro maturo al punto giusto. È una selezione che la macchina non fa, e che si sente all’apertura del barattolo: colore pieno, polpa integra, nessuna nota amara.

I Pomodori Pelati, la base da tenere sempre in casa

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Pelati e passata: due basi per tutto l’anno

Nella dispensa di casa i due pilastri sono i pomodori pelati e la passata. I pelati conservano il frutto intero nel suo succo: si schiacciano in cottura e danno struttura ai sughi lunghi, al ragù, al pomodoro al basilico. Chiedono tempo, e lo restituiscono in gusto.

La passata è già liscia e pronta. Si presta ai sughi veloci, alle pizze fatte in casa, alle vellutate. Rende di più e si restringe meno, perché parte già concentrata. Tra un pelato e una passata non esiste il migliore: esiste il piatto che si ha in mente.

Tenere entrambi in dispensa copre quasi tutta la cucina di pomodoro. I pelati per le cotture lente del fine settimana, la passata per la sera in cui si va di fretta. Due formati, la stessa materia prima coltivata a Motta della Regina.

Un esempio pratico: con una passata si fa un sugo in dieci minuti, giusto il tempo di cuocere la pasta; con i pelati si mette su una pentola la domenica mattina e si lascia sobbollire piano per ore. Stessa dispensa, due cucine diverse, secondo il tempo che si ha davanti.

C’è anche un motivo che va oltre la cucina. Le basse rese e la lavorazione lenta concentrano il licopene, il pigmento rosso dal valore antiossidante che la dieta mediterranea porta in tavola tutto l’anno. Il pomodoro cotto, per giunta, lo rende più disponibile: un piatto di sugo non è solo buono, è anche sostanza.

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La Passata di pomodoro, pronta per i sughi veloci

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La conserva: cento chili di pomodoro in un vaso

La conserva è il pomodoro portato all’essenza. Da cento chili di frutto fresco si ricavano circa nove chili di conserva: il resto è acqua che se ne va nella cottura lenta. Quel che rimane è un estratto denso, scuro, di sapore pieno.

Basta un cucchiaio per dare corpo a un sugo, forza a uno stufato, profondità a un ragù. Se ne usa poca e dura a lungo. In una dispensa ben fatta la conserva è la riserva silenziosa: non si apre ogni giorno, ma quando serve cambia il piatto.

Il suo carattere nasce dalla cottura lenta, che concentra gli zuccheri e i profumi senza aggiungere nulla. È la stessa logica delle conserve di una volta, quando ogni cucina del Tavoliere teneva i suoi vasi per l’inverno. Un prodotto povero di ingredienti e ricco di sostanza.

In cucina basta poco per accorgersene. Un cucchiaino di conserva sciolto nel soffritto dà rotondità a un sugo di verdure; una punta aggiunta a un brasato ne allunga il sapore. Non serve dosarla con la bilancia: si aggiunge, si assaggia, si corregge. È il tocco che le nonne davano senza pensarci.

La Conserva di pomodoro, un cucchiaio che dà forza

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Quando il tempo è poco: la salsa già pronta

Non tutte le sere si ha voglia di stare ai fornelli. Per quei giorni c’è la salsa pronta tradizionale, già condita con un soffritto leggero: si scalda e si versa sulla pasta. È il pomodoro vero, lavorato come in casa, senza il lavoro.

La preparano le donne di Lucera, le stesse che lavano, sbollentano e pelano i pomodori a mano. La salsa esce dalla loro cucina come da quella di famiglia, con la foglia di basilico nel vaso. Comodità, ma senza rinunciare alla materia prima.

Non è una scorciatoia di ripiego. La salsa pronta nasce dagli stessi pomodori dei pelati e della passata, raccolti a mano e lavorati poche ore dopo. Cambia solo il grado di preparazione: il soffritto è già fatto, il sugo è già pronto. Resta un buon modo per portare in tavola il pomodoro di Motta della Regina anche nelle sere più corte.

La salsa pronta non serve solo per la pasta. Allunga una parmigiana, fa da base a una pizza veloce, accompagna un secondo di uova o di legumi. È il pomodoro già impostato, che lascia al cuoco solo l’ultimo passo. Per chi cucina di corsa, tenerne qualche vaso in dispensa cambia la settimana.

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La Salsa Pronta, la cena buona dei giorni di fretta

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Una dispensa che dura, senza sorprese

Come si compone una buona scorta? Qualche vaso di pelati e di passata per le basi, un paio di conserve per dare forza, un po’ di salsa pronta per le sere di corsa. A questi si aggiungono i pomodori prunilli, piccoli e dolci, per i sughi a crudo e le insalate d’estate.

Il bello di una dispensa così è che non riserva sorprese. Ogni vaso viene dagli stessi campi, dalla stessa filiera chiusa: si sa da dove arriva il pomodoro, come è stato coltivato, chi lo ha lavorato. La disponibilità però segue il raccolto, e certe referenze finiscono prima di altre.

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Per una famiglia, una scorta ragionevole tiene qualche settimana senza ingombrare. Meglio pochi vasi alla volta, da rinnovare, che una parete di scatolame dimenticato in fondo alla credenza. Il pomodoro buono si conserva a lungo, ma dà il meglio quando entra ancora giovane in cucina, con il colore vivo e il profumo intatto.

Un’ultima nota pratica, che vale per tutta la dispensa. I vasi chiusi stanno benissimo al riparo dalla luce; una volta aperti, i pelati e la passata vanno tenuti in frigorifero e consumati in pochi giorni, meglio se travasati in un contenitore di vetro. Sono piccole attenzioni, ma fanno durare il colore e il profumo del pomodoro fino all’ultimo cucchiaio.

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