Chi era Agramante? Un re epico tra versi e vigne

Prima ancora di essere un vino, Agramante era un personaggio leggendario. Nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto – uno dei capolavori assoluti della letteratura italiana – Agramante è il fiero re saraceno del Nord Africa, nemico di Carlo Magno, condottiero audace e tragico. È una figura nobile, dal destino segnato, simbolo di coraggio, ambizione e di uno scontro tra mondi.

Ma cosa c’entra un re saraceno con un vino prodotto nelle campagne pugliesi?

La risposta è Lucera. Questa città, nel cuore della Daunia, è stata crocevia di popoli, culture e visioni del mondo. Qui, nel XIII secolo, Federico II di Svevia accolse una colonia di musulmani siciliani, deportati ma valorizzati, che resero Lucera un centro unico, dove Oriente e Occidente si incontravano nei campi, nelle case, nella vita quotidiana. Ancora oggi, la memoria di quella stratificazione culturale è viva nei nomi, nei racconti e – perché no – nei vini.

Il nome Agramante, scelto per questo vino rosso intenso, non è casuale. È un omaggio indiretto a quella tradizione epica, letteraria e storica che attraversa il territorio. Non serve averlo inventato per riconoscerne la forza evocativa: è un nome che racconta un carattere deciso, un’origine antica, una personalità che sfida le regole. Proprio come il vino che lo porta.

L’Agramante di Paolo Petrilli è figlio di questo legame con la terra e con la storia. Non si piega alle mode. Ha un profilo complesso, scuro, profondo. E come il personaggio ariostesco, lascia un segno indelebile.

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Lucera e la Daunia: un territorio con l’anima nel calice

Ci sono vini che raccontano un vitigno. Altri che parlano di un’annata. Ma ce ne sono alcuni – rari – che raccontano una terra intera. L’Agramante è uno di questi. Basta un sorso per percepire la forza silenziosa della Daunia, il sole accecante delle colline di Lucera, il vento che accarezza le viti, la pietra bianca che riflette la luce e trattiene la memoria.

Lucera non è un luogo qualsiasi. È una città antica, testimone di epoche e dominazioni che l’hanno resa un mosaico unico di culture. Fu roccaforte romana, sede imperiale con Federico II, città saracena, poi agricola, poi dimenticata – e oggi riscoperta. La sua bellezza è discreta, mai ostentata. Come il suo vino.

Nel cuore di questo territorio, l’azienda Paolo Petrilli ha scelto di piantare e coltivare le sue vigne su terra povera, calcare e asciutta, proprio attorno ai fabbricati storici della tenuta di Motta della Regina. Nessuna scorciatoia: solo esposizioni ideali, altitudine perfetta (300 metri), e una biodiversità spontanea che convive con la vite in armonia.

Il Nero di Troia – vitigno principe dell’Agramante – è radicato qui da secoli. È duro, ruvido, indomabile se non viene lavorato con rispetto e attenzione. Ma se ben coltivato, regala un vino austero, profondo, pieno di carattere. È affiancato da Bombino, Montepulciano e Sangiovese, in una combinazione che esprime tutta la complessità del territorio: acidità, struttura, freschezza, potenza.

L’Agramante è quindi figlio della Daunia non solo per origine geografica, ma per stile e identità. È un vino che non vuole piacere a tutti. Vuole raccontare. Vuole farsi capire. Vuole rivelare un pezzo di Sud poco raccontato, ma pieno di anima.

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Il vino Agramante: composizione, vitigni e metodo

Dietro ogni bottiglia di Agramante non c’è solo una vigna, ma una scelta coerente e radicale. Non è un vino pensato per seguire il mercato, ma per rispettare un’identità. E quest’identità si riflette nella sua composizione: un blend che unisce la forza, la storia e la versatilità dei vitigni autoctoni della Daunia, in un equilibrio pensato per durare nel tempo.

Il protagonista assoluto è il Nero di Troia, che rappresenta circa il 60% del taglio. È uno dei vitigni più antichi e più difficili del Sud Italia. Ma è anche uno dei più nobili. Il Nero di Troia è schivo, ha bisogno di esposizioni precise, maturazioni lente, mani esperte. In cambio, regala vini di grande struttura, profondità aromatica, tannini levigati ma presenti, e una personalità inconfondibile.

A completare il blend ci sono Montepulciano, Sangiovese e Bombino nero, in proporzioni variabili secondo l’annata. Il Montepulciano dona corpo e colore, il Sangiovese introduce una nota acida e viva, mentre il Bombino contribuisce con freschezza e rotondità. Insieme creano una sinfonia equilibrata, che riflette la complessità del terroir dauno.

Ma è nel metodo di vinificazione che l’Agramante rivela tutta la sua anima artigianale. Le uve vengono raccolte esclusivamente a mano, selezionate direttamente in vigna. La fermentazione avviene in tini troncoconici da 10 quintali, in modo spontaneo, senza lieviti selezionati, senza controllo della temperatura, senza rimontaggi meccanici. È la natura a guidare il processo.

L’affinamento prosegue in acciaio o in rovere francese non tostato, secondo l’annata, per rispettare l’espressione del frutto. Nessun prodotto chimico di sintesi, nessun additivo. Solo tempo, attenzione e ascolto. Tutto è fatto per non alterare il carattere del vino, ma per accompagnarlo a esprimersi pienamente.

Il risultato? Un vino vivo, elegante, profondo, capace di raccontare il suo territorio in ogni sorso.

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Una vendemmia fatta a mano, come una volta

Vendemmiare a mano oggi è una scelta. Ma vendemmiare vecchie vigne del 1998, come quelle da cui nasce l’Agramante, è una scelta ancora più profonda. È l’impegno a lavorare con piante che hanno storia, che hanno radici profonde nel terreno e nella cultura agricola della Daunia.

Dal 2023, sulle nostre etichette, compare con orgoglio la dicitura “vecchie vigne”. Non è un’operazione di marketing: è un dato reale, agricolo, visibile. Le viti hanno 25 anni e si vede. Si vede dal tronco spesso, dal cerco pronunciato, dalla saggezza con cui producono grappoli meno numerosi ma più concentrati, equilibrati, carichi di terroir.

Queste viti non hanno più bisogno di essere spinte. Hanno raggiunto la maturità fisiologica, e con essa, la capacità di dare qualità con naturalezza. Per questo, raccogliamo solo a mano. Conoscere ogni pianta, rispettare il suo tempo, selezionare grappolo per grappolo è l’unico modo per trattare con rispetto questi vigneti che da 25 anni ci parlano.

La vendemmia dell’Agramante non è una corsa ai numeri. È un atto agricolo preciso, affidato a mani esperte che sanno cosa cercare e cosa lasciare. Le uve arrivano in cantina integre, vive, pronte a fermentare con i loro lieviti naturali, senza interventi, senza scorciatoie.

E quando bevi una bottiglia di Agramante dell’annata 2023, sappi che stai assaporando il frutto di viti mature, che hanno visto passare stagioni, sole, pioggia, mani. Viti che oggi restituiscono tutta la loro esperienza in un calice complesso, profondo, inimitabile.

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Note di degustazione: come si presenta l’Agramante

Ci sono vini che raccontano storie solo dopo averli assaggiati. E poi ci sono vini come l’Agramante, che iniziano a parlare già nel calice. Colore, profumo, struttura: tutto in questo vino sembra suggerire che stai per incontrare qualcosa di serio, profondo, radicato nel tempo. È un vino che non si concede subito, ma che si lascia scoprire a poco a poco. Come un buon racconto.

Alla vista, l’Agramante si presenta con un rosso rubino fitto, quasi impenetrabile, con riflessi violacei che raccontano la giovinezza del Nero di Troia ma anche la sua struttura longeva. Il vino si muove lentamente nel bicchiere, quasi con un passo misurato, segno di corpo e concentrazione.

Il naso è un viaggio. Si apre lentamente, con note di frutti neri maturi – mora, amarena, prugna – poi si evolve in sentori più profondi e terrosi: cuoio, liquirizia, spezie scure, cacao, un accenno di tabacco dolce. Con l’ossigenazione, emergono anche tracce balsamiche e floreali, che testimoniano l’equilibrio tra potenza e finezza.

In bocca è pieno, strutturato, avvolgente. Il tannino è presente, ma maturo e setoso, mai aggressivo. L’acidità naturale – regalata dal Sangiovese e dal Bombino – tiene il sorso vivo, slanciato, rendendolo perfetto anche per l’invecchiamento. Il finale è lungo, profondo, leggermente sapido, con un ritorno di frutta scura e spezie che invita al secondo sorso.

A tavola, l’Agramante dà il meglio di sé con piatti importanti, carni brasate, agnello, formaggi stagionati, selvaggina. Ma è anche il vino da una serata lenta, con un libro o una conversazione vera, senza fretta.

Non è un vino “facile”. Ma è un vino vero. E chi ama la complessità, la coerenza e la profondità nei vini, qui troverà una bottiglia da ricordare.

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Perché scegliere Agramante: storia, identità, gusto

In un mercato dove il vino è spesso solo un’etichetta tra tante, Agramante è un’eccezione. È il frutto di una visione agricola, storica e culturale che rifiuta la standardizzazione e sceglie, con fermezza, la coerenza. Scegliere Agramante non è solo scegliere un rosso corposo e strutturato. È scegliere un pezzo di territorio, di artigianalità, di verità.

Perché dovresti scegliere proprio lui?

Per la storia che porta nel nome

Agramante è un personaggio epico, ma è anche il simbolo di una Puglia poco raccontata, fatta di incroci di civiltà, di dominazioni antiche, di terra resistente e generosa. Il nome non è marketing, è narrazione: un vino che ha qualcosa da dire.

Per l’identità delle sue uve

Nero di Troia, Montepulciano, Sangiovese e Bombino non sono vitigni “di moda”, ma autoctoni e profondamente legati al suolo e al clima della Daunia. Sono varietà che parlano la lingua della terra e danno voce al paesaggio.

Per come viene prodotto

Qui non si rincorre la quantità. La vendemmia è manuale, la fermentazione spontanea, l’affinamento rispettoso. Ogni bottiglia è il risultato di scelte lente, consapevoli, radicali. Nessun compromesso, solo vino vero.

Perché è buono, davvero

Complesso, profondo, elegante: l’Agramante ha tutte le caratteristiche di un grande rosso da meditazione, ma con un’anima mediterranea, calda e vibrante. Non stanca, non dimentica.

Perché parla di te

Se ami i prodotti artigianali, la cultura del gusto, il valore delle cose fatte bene, Agramante ti somiglia. È un vino che non si adatta a tutti, ma si lega profondamente a chi lo sceglie.

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Contattaci per ricevere l’Agramante o scoprirlo in cantina

L’Agramante non è un vino qualsiasi. È un racconto agricolo, storico e umano. È il frutto di vecchie vigne, di una vendemmia manuale, di una vinificazione rispettosa, e di una filosofia produttiva che mette la qualità, la coerenza e l’identità al primo posto.

Se vuoi conoscere più da vicino questo vino, o desideri ordinarne qualche bottiglia, puoi acquistarlo direttamente online o contattarci per ricevere informazioni su annate, disponibilità o modalità di spedizione.

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